Terça-feira, 29 de Maio de 2012

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Qualcuno va in giro a sfasare l’orologio del mondo, o è stata trovata una donna morta con dello sperma sugli occhi.

 

I.

Mi trovo nella via piovosa delle lacrime; scalo la montagna e su di una nuvola vedo un uccello. Credo sia Dio, il creatore dell’orizzonte e del cielo che si intravede negli occhi dei poeti vagabondi. Cade dal ventre sino in città. Lisbona mi ha aperto gli occhi; ho la città e il fiume, ho le parole come sangue, cadono dal corpo dei libri verso il silenzio delle strade. Ti racconto che la poesia si è attraversata, come una barca sul mare del destino. Tu non credi al destino; guardi il bianco di un muro, vedi solo linee e ti aggrappi a loro così come si fa con i gesti, come un’altra forma della natura. La natura è la madre di ogni danza, parla tutte le lingue e tu conosci il segreto che fa muovere ogni organo vitale. La terra, il fuoco, l’elemento solitudine, elemento corrosivo delle passioni che fa crescere verso un’altra direzione il nostro primo sospiro d’esistenza, l’inizio della nostra storia. Abbiamo tutti un oceano dentro, tutti abbiamo un pesce colorato. Dentro di noi fluttuano la calce, il cemento, l’argilla rossa e il ferro che dà forza ai guerrieri stremati.

In città c’era un ragazzo che viveva nella grotta dei treni, guardava il cielo e disegnava come un Dio bambino l’azzurro seta che veste gli angeli della città povera. Tanto tempo a guardare le pietre, a sentire le automobili veloci e la mano del vento a chiudere gli occhi dei vecchi moribondi. Il ragazzo che disegna come un bambino è oriundo di un’isola, veniamo tutti da un’isola, la nostra isola è la paura che ci portiamo dentro e tante altre cose che non sono sempre le lame o le ceneri che infiammano gli occhi lacrimosi.

Mi chiedi se ho un senso, se esiste la luce e se l’oscurità sia un principio che fa dormire. Il seme che dalla terra germoglia non può darti nessuna risposta. La terra è nuda e tu non riconosci la sua nudità, non è gradevole come quella delle donne. È necessario trasformare l’argilla rossa nella forma curva delle parole, è importante tornare all’energia che incendia il cuore e dà la forza agli operai, trasformandola nella volontà che ci protegge, a noi cittadini comuni, da certi rituali di sangue, quel sangue che l’artefice usa per esprimere nella pietra e nel ferro e in altre materie organiche la ragione di essere della scienza e della politica, la ragione della presenza dei frutti sugli alberi e degli spiriti vestiti da corpi, e della presenza di odio e passioni, di poveri e ricchi e di tutte quelle creature che il cinema produce, così fredde e vere, come la morte.

 

L’eternità è il momento che il creatore del cielo e della terra ha trasformato nel gioco della sua solitudine personale. Com’è possibile che il creatore custodisca la solitudine delle proprie creature nelle cinque dita della sua mano umana? Il realista, conosciuto in questa strada come il più convinto dei materialisti, non crede all’eternità. Ai tavoli si serve pane duro e vino aspro; la guerra è così; una terra rossa e un cielo azzurro che fa cadere l’occhio sul film tremulo del paesaggio. Il realista non crede che esista uno spirito che si muova tra le acque, tantomeno in un creatore capace di far miracoli. Nel film di questa strada c’è un poliziotto grasso che controlla le porte del cielo. Poiché controlla la strada, non può trovarsi alle porte del cielo. Tra le porte del cielo e le porte della morte si trova una lavanderia per il lavaggio delle parole sporche. Il realista, quello che difende la teoria dell’inesistenza di Dio, domanda a tutte le creature presenti in assemblea se qualcuno abbia mai visto con i propri occhi l’ultimo silenzio delle creature. Nessuno o quasi nessuno ha saputo rispondere; un ragazzo sordomuto ha raccontato a gesti che chi ha creato il mondo l’ha fatto sfuggendo alla parola: doveva scegliere tra il potere della creazione e lo spreco del linguaggio. Visto che in questa via esiste chi creda in Dio, abbiamo sentito dire che costui ha creato i monti e le valli, le valli parevano punteggiatura, diceva sempre il signor João, professore di portoghese e credente. Rosalinda, conosciuta come la grassa e chiamata anche “servizi segreti” dice che la grammatica è materia del diavolo. Lei dice che esiste la grammatica delle tentazioni.

Sono le sei del pomeriggio, ora di punta, il ragazzo negro dipinge di vari toni la grotta dei treni, lui ha lo stile inconfondibile dei bambini e non è per esser così che deve affrontare il disprezzo di una qualunque natura morta, questi che passano arroganti e non profumano d’immaginazione! Costoro meritano l’ironia dei loro cani e dei loro gatti, e delle pulci che balzano sui materassi dei malati. Mentre le pulci saltano l’aereo cade a picco in mezzo all’orinale, non so se questo è descritto nel libro dei creditori o nel manifesto surrealista pubblicato a Parigi nel 1924.

Di solito passeggio nel giardino pubblico, là c’è una statua che custodisce tutti i dolori, tutti i vecchi mendicanti vi urinano litri di vino e birra e con uno schizzo colpiscono il centro della bocca dell’illustre. La statua che custodisce i dolori mi ricorda la mia vecchia macchina fotografica, capace di nascondere l’età degli uomini e di rivelare le rughe sulla pelle dei dinosauri. Il realista, uomo di scienza e calcolo, ritiene che il calore dell’oro possa modificare la natura e deturpare l’esatta verità delle cose. Non è sicuro che il ministero della poesia e dei giochi di prestigio sia stato inaugurato. Il postino ha consegnato gli inviti presso la residenza ufficiale del dottor Jorge, imprigionato dai suoi doveri di presidente della patria selvaggia. Il presidente si è affacciato dalla finestra per decorare il paracadutista con la grande lacrima di coccodrillo codardo. Il realista dice che il coccodrillo codardo non esiste, opinione diversa da quella di tasca scucita, il sarto di questa strada, che da bambino fu pastore. I due avevano discusso a proposito del coccodrillo codardo per poi andare a parare alla creazione dell’universo e nel bel mezzo della conversazione era spuntato fuori il ricordo di quel ragazzino pieno di sole che aveva desiderato tanto possedere una nuvola e tenerla in mano sulla strada di scuola. Per la sua innocente distrazione era stato investito da un carro di buoi ed era morto. Mentre discutevano, mettendo sempre in mezzo i carri di buoi, le nuvole e la morte di un ragazzo pieno di sole, il mondo escogitava le sue trappole. Quest’espressione l’ho sentita dire a un giovane marocchino cui le muse avevano dato il potere di negoziare con il profeta la vendita di moquette per arredare il paradiso. Io credo che la moquette alzi la polvere e che con lo sbattere delle ali degli uccelli possano sorgere molti problemi respiratori. Il realista, a proposito dello sbattere delle ali che alzano la polvere, ricorda la venuta del re avvolto in una capsula di nebbia.

 

Pareva un romanzo di fantascienza, commentava lui. Il ragazzo che disegnava come un bambino, che iniettava nelle sue vene la morte, che sembrava avere un sorriso felice, sapeva che il creatore può vivere in un foglio di papiro, così come in un vecchio cingolo da guerra. Che costui esista o no, ringraziamo comunque la terra per averci dato una certa dose di luce e una certa dose di oscurità, quest’oscurità intima disegnata nelle lenzuola di lino. Quelli che dormono sul freddo delle pietre, che negli ultimi giorni bevono brodo di gallina all’ospedale pubblico, non riescono a piangere, e neanche a sorridere, non sanno spiegare il loro dolore. Il realista ha girato il mondo, ha visto i grassi dell’impero e i magri da lui sottomessi. La morale e l’etica non esistono, esiste il corridoio della morte, una grande nazione terrorista e una grande bestia che lavora nei giornali, nelle televisioni, nelle radio… questa nazione è un’idea vacua, sa del profumo degli uomini. Nella grotta dei treni c’è sempre un temporale, è una pestilenza che dura già da diversi giorni, qualcuno si ricorderà che esiste un’intenzione terrorista nel creatore delle cose o nella natura. Che sia il creatore delle cose o qualsiasi altro, pare che giri per qua qualcosa che sfasa gli orologi del mondo. È assurdo comprare il creatore da un costruttore di orologi. Tale commento fu proferito da un pastore evangelico che annunciava la salvazione come se Dio avesse vagato per il mondo a pubblicizzare detergenti.

–        Come si chiama.

–        Pastore Lucas.

–        Di dov’è?

–        Stati Uniti.

–        Avevo intuito in lei qualcosa di strano!

–        Strano?!

–        Un misto tra la commedia e la nausea.

Il pastore sorride ed esce camminando verso la sua chiesa. Scende la notte, sento il tintinnio delle monete, una percussione di miseria batte nella gonna della zingara rumena e nel cappello del vecchio che suona il sassofono. Il vecchio soffre di reumatismi e prima di fare il musicista di strada era professore in una scuola di provincia.

–        Questa piaga esiste sin dai tempi in cui io ero professore.

–        Circola per qua un veleno. Dice il commesso viaggiatore.

–        E che cos’è?  Domanda il senza gambe, venditore ambulante di biglietti della lotteria di quella strada.

–        Obesità leggera. Può essere una cosa del diavolo. Suggerisce il pastore.

–        Rimango della mia opinione, sei un tipo strano, il diavolo colpevole per l’obesità, l’inferno deve essere appiccicoso come una mousse di cioccolato.  Ironizza il realista.

Nel frattempo suona il telefono nell’ufficio del presidente.

–        Qui è la brigata XL .

–        Di cosa si occupa?

–        Bombe e assalto a mano armata.  

–        Deve esserci un errore.

–        No, noi non inganniamo mai nessuno, la brigata XL è perfetta, più di una linea retta.

–        Ma io sono il presidente.

–        Va bene, abbiamo un presidente in linea retta.

–        Riattacco.

–        Prenda le pasticche per il cuore. Tutti i presidenti dei nostri cataloghi soffrono di questo male.

Durante la notte due uomini col fucile in spalla camminano senza sosta. Vicino alla finestra c’è un uomo legato a una sedia. Uno dei due uomini si avvicina.

–        Vuole una sigaretta.

–        Non fumo.

–        Non ti vuoi contaminare! Sai che se ti sparo ti contaminerai per sempre?!

–        Amen. Dice l’altro uomo. Poi dà lui un calcio in bocca.

–        Ma lo vedi questo tipo?!

–        Spara.

–        Posso? L’altro carica il grilletto.

–        Posso raccontarti quanti buchi hai lasciato sul suo corpo. Ci si potrebbe posare una farfalla.

–        Forse.

Arriva un momento in cui la notizia entra in corpo, pane per il giornale nella pancia del mondo. Si è sentito dire dalla bocca del mal augurio che in quella strada era stato commesso un crimine. La vittima era una donna dai lineamenti greci. Era stata stuprata con tanta brutalità che il sole era nato dolente, desideroso di non sorgere ancora. Lo stesso giorno un’altra donna guardava le nuvole… che terribile crimine! Ma quando la lama dell’ignoranza è ben affilata, succede che si smarrisce il cammino della natura. Il pastore evangelico indicava col dito gli organi genitali dei membri della propria chiesa, mentre lui indicava i fedeli erano trafitti da una colpa in mezzo alle gambe. Io dico che il corpo nella sua essenza non pecca, se non per le menzogne che accollano lui. La notte è un forno, la donna guarda le nuvole e sfoglia le pagine di un libro custodito da tanto nei cassetti del pensiero segreto. La donna che è stata stuprata, quella dai lineamenti greci, oltre ad avere la pelle bruciata, aveva vestigi di sperma sugli occhi. Si parla ancora a freddo del crimine, tutti giocano a indovinare il colpevole elaborando le loro teorie, il vecchio del sassofono incolpa del crimine una disfunzione ormonale. Questa disfunzione ormonale è una bomba, figlia di una gran puttana. Ma alla fine chi ha ucciso la donna?

 

Questa presunta stonatura ormonale è la figlia di puttana di una bomba. Alla fine chi è stato a uccidere la donna? Deve essere annotato tutto: la quantità di alcol presente nel sangue, sesso, età, se era vecchio o giovane, se prendeva il caffè con lo zucchero o usava il saccarosio. L’ispettore che si sta occupando dell’indagine è un tipo forte, strascica i piedi, ha un accento del Nord e modi gentili. Adesso interroga gli abitanti di quella strada, la signora Alzira, la donna della frutta, non sa nulla ma fa finta di sapere tutto.

–        Qua per me il colpevole è quel Garcia della telenovela messicana. Dice con insistenza.

Com’è già stato scritto nelle pagine precedenti il movimento surrealista fu inaugurato nel 1924 a Parigi. In questo momento l’orologio della torre batte le undici, da uno dei molti esami effettuati sul corpo della vittima sappiamo che l’autore del crimine si è sdraiato su di lei come una virgola sul corpo della parola. Le autorità pensano che ci sia una mano surrealista dietro al crimine e, ancora senza un colpevole certo, hanno arrestato i seguenti soggetti: il poeta Alexandre che al momento dell’arresto declamava le qualità della cernia, pesce che fa parte della dieta di muratori e altri operai del genere, tale poesia è stata tradotta in ucraino, croato e ceco. Il senza gambe, venditore professionista di biglietti della lotteria è per il Ministero Pubblico un surrealista mascherato perché riesce a giocare a calcio e ha una capacità di corsa ben superiore a quella del pensiero. Antonio Magia, professore di musica trovato con la bocca in mezzo alle gambe di una chiave di violino. I tre surrealisti si sono presentati in tribunale, chiamati così per aver pestato delle sopravvivenze. Questi tre che per avere l’aspetto di Gesù Cristo Nostro Signore formato calendario da barbiere, agli occhi del popolo sono stati etichettati come criminali stupratori. L’autore di questa storia sa chi è stato a uccidere la donna trovata morta con dello sperma sugli occhi. Prima però è necessario chiarire il motivo per cui il creatore abbia deciso di contrattare un poliziotto grasso per vegliare le porte del cielo. Ascoltiamo il seguente dialogo:

–        Pietro devi fare qualcosa.

–        Fare qualcosa signore? Sa quanti anni ho, non posso uscire, il freddo mi fa male alle ossa.

–        Allora per un po’ di tempo qualcuno prenderà il tuo posto e tu andrai a pescare, guarda, andrai a pescare il baccalà.

Pietro è andato a pescare e Dio ha contrattato temporaneamente un poliziotto grasso per vegliare le porte del cielo. Continuando la storia, il vero assassino era il poliziotto grasso che con lo spirito delle sue due narici vegliava le porte dell’oltre e, al tempo stesso, faceva tornare il suo corpo in terra, dove si saziava di sangue e lussuria. Ci piacerebbe sapere che cosa passasse per la testa al creatore nel contrattare un poliziotto grasso educato in una delle più economiche imprese di sicurezza. È vero, un poliziotto merita comunque tutta la fiducia del popolo e se il creatore l’aveva scelto a occhi chiusi, pur soffrendo di miopia alla mano destra, sicuramente sapeva ciò che stava facendo.

 

Scendo sulla terra, nella via piovosa delle lacrime, il realista ha una nuova teoria sulla fede in Dio; crede in Dio ogni povero che, ammettendo tutte le povertà, non riesce ad accettare la peggiore di tutte, la solitudine. Quando presi in flagrante nostalgia, ci raccontano che Dio è sempre dalla loro parte. tasca scucita, il mistico della via, ha detto:

–        Dio è sempre con me, c’è quando sto con mia moglie e le faccio fare i figli e con i figli quando mi scaraventano in faccia tutti i miei dubbi.

Mentre qui nella via il realista e tasca scucita stanno difendendo teorie diverse sull’esistenza o no di Dio, il creatore, che vede e sa tutto, per il colmo dei colmi non sa ciò che succede a casa sua, ovvero in cielo, luogo affittato agli angeli e agli uccelli turisti. Se non sa quel che succede a casa sua, non deve essere informato sulla nuova inquilina, la donna morta con lo sperma sugli occhi.  Dunque succede che il poliziotto grasso, lui, che per qualche mese di eternità aveva vegliato le porte del cielo fino al ritorno di Pietro il pescatore, lui, che possedeva la chiave dell’enigma e che faceva accendere la luce degli astri, aveva deciso di confessare il crimine commesso. Era vestito di un corpo invisibile quando e poi era entrato nel bagno di un bar per cambiarsi le vesti invisibili con un vestito ben visibile. Mentre attraversava la strada aveva riconosciuto l’ispettore che strascicava i piedi. Così si era inginocchiato aggrappandosi ai pantaloni dell’ispettore e questo aveva domandato lui se avesse la pressione bassa. L’altro aveva risposto che era un criminale e che aveva stuprato una donna e quella confessione usciva come un fiume in piena. L’ispettore guardava l’uomo inginocchiato ai suoi piedi, aveva l’espressione di un cane rognoso, poi aveva tolto dalla tasca del cappotto una pistola e gliela aveva puntata agli occhi. Grande oscurità! Sembra che abbiano spento l’interruttore dell’esistenza. È avvenuto tutto così rapidamente, con un clic alla luce della nascita, poi un altro e poi arriva l’oscurità della morte. Tu hai soffiato nelle narici del tuo amante, il paradiso esiste quando hai amore e quando non ce l’hai organizzi il tuo affare, un biglietto andata e ritorno proprio dentro questa strada. Tu sei il paradiso. Chi ti può espellere?! Solo l’inganno ti può sottrarre al posto che hai conquistato.

 

Sei diviso in due meridiani uno di questi è un lasciarsi andare, una sensazione di non sapere cosa, di non pensare al senso di tutto ciò che è successo. La tua amante era nuda, è arrivata una nave a riscattare l’ombra del suo corpo nel caldo di una spiaggia. Tu tieni gli occhi aperti, il poliziotto grasso è completamente cieco, pensiamo che non commetterà mai più crimini, ma non è neanche per questo che finiranno, né per le dichiarazioni d’amore, né per il puzzo di sudore che rimane nelle sale d’attesa. Guardando più da vicino si sente una voce. Non c’è bisogno degli occhi per uccidere, si possono ancora usare le mani. Che il Dio creatore usi la sua misericordia, che raddoppi la sua cecità negli occhi e nel pensiero. Ma questi non sono i suoi piani, la cecità degli occhi e del pensiero non ha mai risolto i problemi delle guerre e delle malattie. C’è bisogno di giustizia, di un suolo di pietra e di un altro di foglie ad attutire. Che sia il creatore o la volontà della natura, che non si abbandoni alla perdizione ciò che può ritrovare la luce.

La signora Alzira, la donna della frutta, chiedeva in una lettera se lo sperma facesse bene agli occhi. La carota, lei sapeva che facesse bene, ora che lo sperma facesse bene agli occhi! Che facesse bene alla vita, che fosse il liquido fertilizzante che fa nascere re e plebei, padroni e schiavi, uomini perfetti e passati imperfetti accostati alle loro sedie girevoli, ai loro bastoni, alle loro memorie cancellate. Questi eiaculano sulle labbra delle loro amanti e la donna della frutta chiede se nevichi sul cielo-della-bocca? La direttrice della rivista, a proposito degli uomini che eiaculano fiocchi di neve sul cielo-della-bocca, risponde con un sospiro idiota che è possibile che il Concilio Vaticano Secondo faccia riferimento alla questione. La signora Alzira e gli altri abitanti della via, soprattutto chi crede a una vita oltre la morte, vorrebbero sapere in che direzione è andata la donna trovata morta con lo sperma sugli occhi. Sappiamo che aveva ancora quel liquido sugli occhi mentre scambiava il suo corpo. Lei non conosceva il suo aspetto nel momento in cui aveva lasciato il corpo fisico, là dove andava gli specchi non erano permessi, né schede fotografiche, né alcuna registrazione. La donna non conosceva i requisiti necessari per presentarsi! Lei sapeva dattilografare, aveva lavorato part-time in una profumeria, usava calze di vetro e una minigonna che si alzava e si abbassava secondo il pensiero di chi la guardasse. Gli alunni del professor João analizzavano il paragrafo di questa esistenza e per loro lo sperma sugli occhi era una figura retorica, come il poliziotto grasso che vagava per le stanze, che faceva alzare la febbre del proprio corpo. Il poliziotto grasso sarebbe stato mandato in un luogo che ancora non aveva un nome, che ancora non era né luogo, né esistenza.

 

 

Continuiamo a passeggiare, guardo dentro i tuoi occhi, ho la sensazione che nel loro vuoto inizi l’avventura del mondo. Guardo i tuoi occhi e mi sembra di entrare nelle case. Tu sei questa incertezza! Poi stringo le mie mani dentro le dita nascoste della strada. Tentiamo una fuga, cerchiamo di scappare da questa routine, stendo la strada sotto i tuoi piedi, è ancora tutto come prima, o quasi… è tornata in strada la musica del vecchio Antonio e le urla del senza gambe, il venditore di biglietti della lotteria, sono più rauche. Ti guardo e mi viene voglia di un’altra libertà, noi continuiamo a essere poveri, è una povertà che ci dimostra quanto sia grande il cuore. E noi apriamo i libri e questi sono perle. Ti piaceva un po’ di poesia. Il realista guarda e punta il dito come se indicasse un’incertezza. La poesia non paga i conti, non mette benzina nelle automobili. E all’improvviso un potere entra in me e io non so da dove venga. Guarda! La poesia mi fa piangere, non voglio tutta questa materia, la polvere che si alza da tutta quest’apparenza. La loro ricchezza è una maschera, questa cade e non c’è nient’altro da vedere, non ci sono fiumi, né fiori, né animali a fiutare. La loro ricchezza è una vita consumata, noi camminiamo scalzi, carichi della nostra libertà, loro camminano calzando una scarpa allacciata, camminano con i limiti d’orario, del dovere coniugale e dei figli che culliamo per dimenticarci delle nostre frustrazioni. È un giorno più freddo del solito, la grassa che nella via chiamano servizi segreti è andata a dire in giro che l’ispettore era malato, sembra che i medici abbiano diagnosticato un tumore. Alzira ha lasciato cadere una lacrima, quel maledetto Garcia della telenovela messicana avrebbe dovuto pagarla cara; ad Alzira l’ispettore era simpatico, soprattutto perché aveva lodato la sua ricetta segreta di baccalà. Dio creatore non aveva la minima idea di vedere un giorno al suo cospetto un ispettore giuridico. Noi non conosciamo la sua religione, né cose della sua vita personale, sappiamo che era nato in un paese freddo, che apprezzava il baccalà e che proprio per questo un giorno aveva chiesto il permesso di vestire l’abito dei sapori e scendere in terra per visitare la donna della frutta. Anche Alzira desiderava incontrarsi con lui, una vicina diceva di aver comprato un’antenna che riceveva gli spiriti, cose che si potevano trovare nel negozio orientale. Prima della scesa in terra dell’ispettore avevano dato lui un ologramma formato baccalà e patate. Il realista, su tale argomento, ha detto che si trattava di una farsa, chi avrebbe mai pensato a questa teoria di far mangiare ai morti baccalà e patate, avrebbe sfidato chiunque a provare il contrario. Siccome le donne hanno il dono di tirare dagli argomenti degli uomini l’acqua per il proprio mulino, Dio creatore si è fatto donna e ha invitato il realista a sedersi davanti alle telecamere della televisione per discutere la questione. Il realista non prestava attenzione agli argomenti della signora, aveva passato tutto il tempo a guardarle le gambe rimanendo infine senza una risposta. Era stato preso in giro da Dio nelle sembianze di una bella donna. Tra le tre di notte e le quattro del pomeriggio ha avuto luogo l’incontro tra l’ispettore e la donna della frutta.

–        È una bella giornata,

–        Fra poco piove.

–        È la vita.

–        Baccalà e patate?

–        Era il mio piatto preferito.

–        Quando mangiavi il mio baccalà e patate ti leccavi i baffi. Che modi, sbavare in quel modo non era certo ben visto. Ne vuoi un po’?

–         A che ora arriva tuo marito?

–         Mio marito oggi non viene. Sono bella?

–        Come una mela matura.

All’improvviso il Dio creatore aveva deciso di interrompere questo momento, aveva dato lui l’ologramma di baccalà e patate, non un CD-ROM di sesso virtuale. Mentre tutto ciò stava succedendo, era arrivato nella via piovosa delle lacrime uno straniero. Il realista e il sarto, tasca scucita, non parlando la sua lingua, bagnavano le sue labbra con il buon vino dell’ospitalità e con del pane per far continuare il discorso: tu parli la tua lingua, ma se provi la nostra grappa, il nostro cibo, quando metti il paesaggio nelle vene degli occhi, noi capiamo che tu non vieni da un altro pianeta, i tuoi dubbi sono le nostre certezze. Apro adesso una parentesi per evocare la memoria del signor ispettore, non essendo io cattolico, ma credendo fermamente alla vergine dell’olio, suggerisco che sia celebrata una messa in sua memoria, i soldi infatti scarseggiano perché questa vita da poeta permette solo qualche sigaretta e qualche medicinale per la bronchite. Tasca scucita e il vecchio musicista si erano accordati per rendere quell’omaggio. Il realista, nonostante non fosse credente, faceva volentieri festa. Finito il discorso applaudirono tutti e lo straniero, che non aveva capito niente, faceva di sì con la testa e aveva addirittura lasciato un dollaro per contribuire alla messa.

 

È ancora molto presto, per te, lanciarsi andare. Andrai a sbattere sul suolo dei dubbi, tu, nata in questa via, battezzata con l’aroma della frutta, sai che posando l’orecchio a terra è possibile sentire il tassametro del taxi destino. Non pensare che basti solo alzare la mano in modo deciso e anche un po’ arrogante e dire semplicemente: portatemi in cielo! Sai che qui è avvenuto un crimine, ti hanno detto che è stato un poliziotto grasso e tu hai fatto non so quante diete per la paura che ti credessero simile a quel poliziotto grasso. Ti stai preoccupando, ti sta aiutando il tempo che hai passato nella grotta dei treni a parlare con il ragazzo negro. Quella non è vita. Guardi il cielo e sembra che tu stia guardando un pensiero lontano. La donna con lo sperma sugli occhi crede che avrebbero dovuto portarla da uno psicanalista, prima di ascendere in cielo, rimanere un po’ nel purgatorio delle seduzioni. L’ispettore, volgendo su di lei il suo sguardo paternale, rivela un sorriso aperto a tutti i crimini. Saresti capace, tu, di rivelare i crimini praticati in nome dell’amore, l’amore che lega un corpo all’altro, così come la guerra è la conquista di un territorio, l’amore è una lotta del nostro corpo per conquistare il corpo dell’altro. Mentre discutiamo di amore e di guerra la donna con lo sperma sugli occhi massaggia i piedi del creatore, quando Pietro tornerà dalla pesca i massaggi faranno bene alle sue ossa. Quando Pietro era tornato in cielo a svolgere le sue funzioni di custode, lui e l’ispettore avevano iniziato a passare i pomeriggi a parlare della svaluta del dollaro e dei mille modi di cucinare il baccalà. C’era il baccalà grigliato all’inferno, il baccalà protestante e una ricetta francese che conosceva la donna con lo sperma sugli occhi. A un certo punto un angelo della legione dei furbi aveva detto che ciò che più apprezzava del baccalà erano le ali. Quel giorno il cielo si era sbellicato dalle risate. Il poeta Alexandre aveva deciso di andare a parlare con un prete, per sapere se fosse possibile preparare una messa di commiato. Il prete aveva detto lui che la chiesa non era un rivenditore ambulante. Il poeta Alexandre lo aveva guardato stupito e aveva iniziato a sputare verità, a dire che il Vaticano era pieno d’oro, che il papa viaggiava e che riceveva un incentivo per ogni miracolo che inventava, che la chiesa cattolica era un affare così come fare armi o produrre droga, che i bambini soffrono la fame e che Dio contratta criminali per sorvegliare il cielo, per non parlare dei suoi rappresentanti, una banda di pretarelli asessuati che non sono neppure capaci di celebrare una messa di commiato. Il prete aveva detto lui che avrebbe cercato di fare qualcosa, che lui non era un prete come tutti gli altri e che se il creatore aveva scelto un poliziotto grasso ciò non poteva essere messo in questione, aveva di sicuro le proprie ragioni. Il prete voleva sapere se il poeta Alexandre e i suoi amici conoscessero il padre nostro, il poeta aveva risposto che ognuno conosceva il proprio padre e il prete aveva detto che con il padre nostro più l’IVA in tutto sarebbe costato intorno ai 250 euro. La messa di commiato ebbe luogo nella grotta dei treni. Dopo qualche settimana, il prete che aveva recitato la messa aveva scritto una lettera al cardinale chiedendo di poter rinunciare ai propri voti. Il prete adesso fa l’erborista in un paesino, là dietro il tramonto. Mentre i problemi alle ossa di Pedro il pescatore, guardiano delle porte del cielo e detentore della chiave degli enigmi, iniziano a peggiorare, Dio manda sulla terra uno dei suoi, un essere vestito con l’ologramma della povertà francescana, Pietro intanto prega, nella speranza di qualche medicina che curi il suo dolore. Il prete, che non era un prete, era già da molti anni un santone che curava i mali di persone e animali, una mattina piovosa aveva ricevuto in visita una povera che andava per quei luoghi a pascere le capre e che raccontava di aver visto apparire la vergine dell’olio.

-          Cosa ti ha detto?

-          Mi ha parlato del peccato del grasso, mio signore.

-          E che peccato è mai questo?

-          Mangiare con le mani unte e concepire i figli odorando il grasso durante l’atto.

-          Quanti anni hai?

-          Dodici.

-          Sei sicura di aver capito bene le parole della vergine?

-          Sono un po’ confusa. Quando è nato mio fratello più piccolo, nostro padre puzzava d’olio, forse mio fratello porta in corpo il peccato della carne grassa.

 

Mentre questa parte della storia sta avendo luogo tu fai i tuoi lavori domestici, stiri e mi guardi dormire, sto dormendo profondamente, mi appare in sogno la vergine dell’olio e mi mostra il poliziotto grasso, è più magro ora, lavora in un’osteria e continua a dire parolacce e a ruttare. Tu guardi i miei occhi mentre dormo.

-          Ti sei riposato?

-          Ho fatto dei sogni strani.

-          Strani?

-          Mi è apparsa la vergine dell’olio e un poliziotto grasso che nel sogno era l’assassino di quel crimine avvenuto circa un mese fa.

-          Quel crimine sta tormentando molte persone della via e da quando è morto l’ispettore le cose sono peggiorate. Poveretto! Morire così…

-          Credi che verrà un altro ispettore?

-          Non so.

 

Dopo mi sono alzato, mi sono raso la barba e sono andato a comprare la frutta. La signora Alzira mi ha chiesto se fossi andato alla messa di commiato. Ho risposto di essere rimasto a casa.  Lei mi ha chiesto se credessi nelle anime dell’altro mondo. A dire la verità credo nelle anime di altri mondi e di altri comuni, credo a tutto, ho detto lei. Lei, confondendo la pausa dalla frutta con la pausa delle novità, mi ha raccontato che in chiesa era arrivato un prete nuovo, pare che sarà la perdizione di molte donne, quell’uomo è bello, in tante andranno a confessarsi trovando peccati dappertutto. Poi l’ho salutata e sono tornato a casa per preparare la colazione. Tu avevi finito di stirare, eri presa dal tuo romanzo giallo e poi hai interrotto la lettura. Nella nostra via era tutto calmo, e sembrava che anche in cielo non succedesse niente di nuovo, a parte l’ispettore che con un fazzoletto bianco puliva gli occhi della donna con lo sperma.

-          Signora, io vorrei… bambina, vorrei farle una domanda, quando ero in terra ho investigato, ho cercato di scoprire l’autore del crimine commesso contro di lei, purtroppo non ci sono riuscito, potrebbe almeno rivelarmi una pista.

-          È stato un poliziotto grasso. Risponde lei prontamente.

-          Ma sa che ero arrivato a pensare che fosse stato un certo Garcia. La ringrazio per avermi tolto il peso di questo dubbio. Se mi permette ora la saluto.

Dopo un inchino l’ispettore era tornato al suo posto. Una volta seduto si era acceso un sigaro e si era messo a contemplare una scia di nuvoloni che si attorcigliavano l’uno all’altro. L’ispettore, di quando in quando, era preso da un attacco di tosse secca, il creatore, nella sua comprensione infinita, nonostante molti pensino che sotto la sua lunga barba nasconda il codice penale, consigliava lui di fumare meno e poi aveva chiamato la donna chiedendole che leggesse per lui le notizie che venivano dalla terra, il che era un po’ difficile perché la terra era piena di guerre, cibi immangiabili e altre porcherie che neanche il riciclaggio sarebbe stato capace di sopprimere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

II.

 

Siamo rimasti fermi, pare che ciò che accade ci stia passando accanto come gli alberi in un viaggio in treno. Siamo arrivati da pochi giorni in questa via, il poco che sappiamo ci è stato raccontato dalla signora Alzira, la donna della frutta.

–        Esco.

–        Dove vai?

–        A bere qualcosa.

–        Avevi promesso che avresti smesso di bere.

–        Bevo un po’ di ambiente, non mi ubriaco, poi porto un film, vuoi venire?

–        Organizzo qualcosa, non fare tardi.

Il bar è pieno di rumori, di corpi sudati, pare che i bicchieri si empiano delle gocce di sudore dei corpi che arrivavano là desiderosi e sconfortati. Chiamo il cameriere, mi sono accorto del sorriso che mi ha fatto alle spalle. Mentre aspetto la birra vado in bagno, sulle pareti sono scritti numeri di telefono, brevi messaggi, un vocabolario per tutti i gusti e grammatiche, da far calare i pantaloni. “Imprenditore del Nord desideroso di sesso con muratore”, “se ti piace il sesso orale e hai più di venti anni…” poi torno al mio posto, ho in tasca due dadi, è un piacere sentirli tra le dita.

–        Vuole qualcos’altro? Domanda il cameriere.

–        No, a posto così, grazie.

Poi si dirige al bancone sculettando, sembra un codice morse di amore omosessuale, un instante dopo, proprio mentre quel posto sta tornando vuoto, mi chiede se può sedersi e, se non mi avrebbe annoiato parlarmi un po’ di lui. Dico ironicamente che se la sua vita fosse un libro e non fosse molto drammatica, solo quanto basta per sconvolgere un po’ la solida e poco variabile struttura delle nostre vite, avrebbe potuto aprirsi totalmente. Inizia a chiedermi se avessi mai sentito parlare della storia della donna che era stata trovata morta con lo sperma sugli occhi. Dico che ho sentito dire qualcosa dalla fruttivendola.

–        La donna che è stata trovata morta era mia sorella.

–        Mi dispiace davvero, ma perché lo sta raccontando a me?

–        Vorrei chiederle di trovare l’assassino.

–        Io non sono un poliziotto.

–        Ma scrive.

–        Scrivo un altro genere di cose.

–        Sì, ma quando scrive svela i dei misteri, non è vero?

–        Certo, ma ho sentito dire che se ne stava occupando un ispettore, penso che sia morto sei mesi fa, più o meno.

–        Era una persona simpatica, purtroppo però il suo fegato…

–        Beveva?

–        Quanto basta, scusi ma a lei non interesserebbe scrivere un giallo.

–        Perché vuole che sia io a scoprire chi ha ucciso sua sorella.

–        Vorrei vendicarmi.

–        Credo di non poterla aiutare, non voglio essere coinvolto.

–        Mia sorella conosceva i miei segreti, aveva il mio cuore, sa, io sono omosessuale. Certe notti mi telefonavano a casa.

–        Telefonare? Chi?

–        Non lo so, dicevano solo, ti scopiamo la sorella, frocio di merda.

–        Guardi, se mi promette di togliersi dalla testa quest’idea della vendetta, inizio a pensare a cosa si potrebbe fare.

–        Grazie.

–        Bene, arrivederci.

–        Quando esce chiuda  bene la porta.

Sono tornato a casa che era già molto tardi, il giorno dopo ho trovato un biglietto spiegazzato sul letto. C’era scritto: “non ne posso più, me ne sono andata, vado a dormire in un hotel, poi telefono.” Sono restato per un istante a guardare nel vuoto, non riuscivo a capire perché si fosse arrabbiata, mi sarebbe piaciuto raccontarle cosa mi era successo la notte prima. Quando ero arrivato, lei stava dormendo profondamente, il gatto che dormiva ai piedi del letto era scattato in piedi, puzzavo così tanto di alcol? Non avevo neanche bevuto molto. Avevo già provato a curarmi, mi piacerebbe che lei capisse che l’alcol mi fa evadere dalla normalità, sì, lo so che questo mio modo di evadere è strano, so che esagero, ma quante volte il mio eccesso nel bere aveva aiutato la trascendenza del mio amore. Non penso per ora a cosa possa fare, pochi istanti dopo bussano alla porta. È la signora Alzira, la fruttivendola.

–        Buongiorno.

–        Buongiorno.

–        Vuole della frutta?

–        Non ne mangio molta. 

publicado por relogiodesacertado às 19:05
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